Martina Cirese | Asankojo

By 12 febbraio 2015 Webzine No Comments

ASANKOJO

What happens when a circle begins?
You know the circle will end.
The matter is how, is it gonna end.
(The matter is, how can you know how is it gonna end?)
A photographer meets a subject, not that she thinks he his, but it’s the only thing he deserves to be. And he knows it, and he likes it.
Skin is a boundary [then] skin is an opportunity.
I met Asan in Paris. I’ve been engaged by his anxious escaping and seeking, hiding and revealing himself, involved in his nomadic and visceral relation with people and spaces. An obsessive living, hanging in the balance between a frail, mellow honesty and the representation of a strong and cynic self. I started to take pictures hanging over him, in every street, light or wall he was leaning in. For over a year I’ve been travelling in his places, across Europe and Asia, into the cities where he lost and found himself. I’ve been following him like a trail, a clue, a hint, while exploring his and my own contradictions. Asan is a person and an entity, through himself I see the expression of the complex connection between identity, alterity, symbols and institutions: a surreal representation of the individual crisis in our society.

Che succede quando comincia un cerchio?
Sai che il cerchio finirà. La questione è come, finirà.
(La questione è, come puoi sapere come finirà?)
Un fotografo trova una storia: non è come l’aveva immaginata, ma soltanto come merita di essere. La pelle è un confine, e [quindi] un’opportunità.
Ho incontrato Asan a Parigi. Mi ha colpito il suo modo ansioso di fuggire e cercare, nascondere e svelarsi, la relazione nomade e viscerale che lo lega alle persone e agli spazi. Un vivere nevrotico, in bilico tra un’autenticità fragile e accogliente e la rappresentazione di un sé cinico e deciso. Ho cominciato a fotografarlo, sempre, in un modo istintivo e invasivo che non conoscevo. Tra Europa e Asia, ho viaggiato nei luoghi in cui è cresciuto, nelle città in cui si è perso e scoperto. L’ho seguito come una traccia, un segno, un indizio, esplorando le mie e le sue contraddizioni. Asan è una persona e un’entità, in lui vedo l’espressione del rapporto complesso che lega identità, alterità simboli e istituzioni: una rappresentazione onirica della crisi individuale nella nostra società.

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